GENTILE DOTTOR CALABRESI: IL SERVILISMO, ALLA LUNGA, NON PAGA

 

La pagina telematica della Repubblica di mercoledì otto febbraio riporta un corsivo del direttore pro tempore – chissà se lo resterà quando, a marzo, il suo gruppo editoriale (L’Espresso) acquisirà ufficialmente la proprietà della Stampa di Torino – Mario Calabresi.

Il titolo è “Calabresi: i nuovi potenti e l’informazione”, e lo scritto è rappresentato da una lamentela continua per l’atteggiamento che coloro che  sono da questi individuati come tali – nello specifico Donald John Trump e Giuseppe Piero Grillo detto Beppe – hanno di fronte al mondo dell’informazione.

Lo scribacchino lamenta che «oggi i nuovi potenti, che amano comunicare direttamente con i cittadini senza fastidiose mediazioni e senza il rischio di fastidiose domande, sono più radicali e cercano di risolvere il problema all’origine: delegittimare i giornalisti».

Forse l’imbrattacarte, prima di usare toni di questo genere, dovrebbe pensare a chi sono realmente coloro che delegittimano questo difficilissimo mestiere: crede davvero, il figlio del tristemente noto commissario Luigi, che siano quelli da lui citati i nemici dell’informazione?

Non pensa, piuttosto, che quanto da lui lamentato sia la conseguenza naturale del comportamento servile che moltissimi dei suoi colleghi hanno sempre riservato ai potenti "di vecchio stampo" ad indurre i nuovi a comportarsi in questa maniera?

Non crede che l’aver concordato per decenni le domande da porre all’interlocutore, onde evitare che potesse per errore esserne posta qualcuna non gradita dal potente di turno, sia stato il fattore principale che ha scatenato questa situazione?

 

Genova, 15 febbraio 2017

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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